Storia e mito di Semifonte

La vicenda storica di Semifonte

La storia di Semifonte e il mito conseguente alla sua tragica vicenda sono un tema che non ha perso nulla del proprio fascino col passare dei secoli.

Il sacro romano imperatore Federico I Barbarossa ritratto come crociato. immagine dedicatoria da un manoscritto dell' "Historia Hierosolymitana" di Robert del Monaco (Vat. lat. 2001 ca. datato 1188).

Federico Barbarossa

Ci troviamo nella Val d’Elsa, in Toscana, nella metà del XII secolo, in una terra crocevia dei maggiori itinerari commerciali del medioevo. È un periodo di crescita demografica in una delle aree già più popolate del tempo.

Federico I, detto il Barbarossa, scende in Italia con lo scopo di assoggettare al potere imperiale i comuni italiani. La conseguente resistenza è inaspettata e fortissima, a Legnano la Lega Lombarda sconfigge l’esercito imperiale riaffermando l’autonomia istituzionale ed economica delle realtà comunali. Nel contesto tutto europeo della disputa tra potere imperiale, comunale e papale, Federico Barbarossa giunto in Toscana, trova un alleato nel Conte Alberto degli Alberti, deciso a costruire una nuova città imperiale, dando vita alla singolare storia di Semifonte. 

Nascita di una città

I Conti Alberti, signori di Prato fedeli all’imperatore, scelsero la collina di Summo Fons (ovvero “la fonte di sommità”), che col tempo vide il suo nome trasformarsi in “Semifonte”, come luogo strategico per fondare un nuovo castello. La collina, che si trova nel mezzo tra Firenze, Siena, Volterra e Pisa, domina ancora la Val d’Elsa, quindi parte della Francigena e della Volterrana sud, è difesa da calanchi alti decine di metri e circondata da castelli alleati come Vico d’Elsa e Pogni. Altra importante alleata sarà San Gimignano.

Il castello di Semifonte era in una posizione tale da ostacolare le mire di Firenze sul controllo dei commerci della Francigena. Anche Dante nella Commedia cita Semifonte in quanto area di commercio, essa in pochi anni aveva sviluppato una piazza mercatale, con anche una propria unità di misura. Il forte appeal commerciale da parte di un insediamento fedele all’imperatore fu sicuramente motivo di rivalità nei confronti delle realtà comunali, attirandosi le ire dei comuni vicini.

Semifonte diventa velocemente il fulcro di un’articolata strategia di penetrazione nel territorio del potere imperiale, scompaginando le già esistenti rivalità locali. Siena e altre città non gradivano la sua presenza, ma su tutte Firenze temeva maggiormente l’espansione di Semifonte, al punto di intraprendere un’intensa attività diplomatica per annientarla. Uno dei risultati della diplomazia fu l’alleanza proprio con Siena, unico momento nella storia medievale dove le due rivali si trovarono dalla solita parte.

Ricostruzione del borgo di Semifonte a opera del prof. Massimo Tosi
Ricostruzione del borgo di Semifonte a opera del prof. Massimo Tosi

Guerra a Semifonte

Alla complessità della diplomazia seguì la ferocia e la tenacia nella distruzione del castello. In circa trent’anni di crescita Semifonte era divenuta un ricco borgo, in parte già circondato da mura, ma ancora dalle dimensioni contenute, che già si appellava città soprattutto per la sua indipendenza strategica. Firenze mosse il suo assedio nel 1198 e dopo quatto lunghi anni, i fiorentini riuscirono nell’impresa di espugnarla, grazie a un tradimento, e a radere al suolo Semifonte. 

La distruzione fu completa, al punto che negli accordi di resa i semifontesi furono obbligati allo smontaggio pezzo per pezzo del castello. Sulla collina fu poi promulgato il divieto assoluto di ricostruzione, che è perdurato nei secoli.

Il mito di Semifonte – La città scomparsa

Dopo la sua distruzione, i fiorentini volevano che Semifonte non fosse più ricostruita. Pertanto per prima cosa Firenze potenziò i castelli vicini: di Certaldo, di Vico e di Barberino Val d’Elsa, come fece costruire delle torri a Petrognano con funzione di presidio. Quest’ultime erano le più vicine al sito della città scomparsa, probabilmente erette a controllo che nessuno infrangesse il divieto assoluto di nuove costruzioni.

La completa scomparsa di Semifonte, fino alle fondamenta, ricorda per certi aspetti l’epilogo dell’antica Cartagine. L’interruzione della sua crescita segnò un completo cambio di prospettiva per la Toscana e per la popolazione che la dovette abbandonare; se molti rimasero nei castelli vicini, altri migrarono in terre più lontane.

Dal XIII secolo in poi la collina è stata usata solo come suolo agricolo: ancora oggi vi si coltivano olivi e vigne. La ricerca archeologica e di archivio sta evidenziando un’importante mole di dati per ricostruire le scelte e le strategie di governo del territorio nel dopo-Semifonte.

Un mito vivo

Nei secoli successivi, però, il nome di Semifonte era ancora conosciuto e Firenze lasciò che crescesse il mito di Semifonte come grande e potente città: aumentare la grandezza della nemica sconfitta aumentava ancora di più la grandezza di Firenze. Così, importanti famiglie fiorentine i cui antenati dovettero lasciare Semifonte, come i Velluti, i Pitti, i Barberini, vantarono le proprie origini semifontesi. 

Tutt’oggi vive ancora nella comunità locale e nella sua tradizione il mito della Città di Semifonte. Semifonte è un elemento di identità fortissimo nella comunità locale. In molti frequentano vari luoghi della collina, alcuni di essi considerati sacri come le fonti con acque con vari poteri medicamentosi. Semifonte è anche un luogo civico dove si rinnovano accordi e promesse fra gli innamorati.

La Cupola di Semifonte

L’eccezione alla regola

Negli otto secoli successivi alla caduta di Semifonte c’è stata solo un’eccezione al divieto assoluto di riedificazione imposto da Firenze nel 1203: la Cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte. 

Vista panoramica della cupola di San Michele Arcangelo a Semifonte con solo i campi coltivati intorno a causa del divieto di edificazione imposto da Firenze
La cupola di San Michele Arcangelo a Semifonte con solo i campi coltivati intorno a causa del divieto di edificazione imposto da Firenze

Il tempietto si impone sulla sommità della collina, formato da una cappella sormontata da una cupola ottagonale che riproduce, in scala e con spiccata fedeltà, la cupola del Duomo di Firenze del Brunelleschi. Tale scelta racchiude una simbologia complessa, ma è anche un immediato riferimento a Firenze, emblema e sigillo del potere della città del giglio che sovrasta la campagna, visibile dalle colline limitrofe.

La complessa simbologia della cappella di San Michele Arcangelo

La simbologia della Cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte ruota tutta intorno alla personalità del suo committente: Giovan Battista Capponi. 

Giovanni Battista Capponi. Line engraving by L. Tinti. Per l’autore si veda la pagina, CC BY 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by/4.0, via Wikimedia Commons

La volontà di riprodurre in scala la Cupola del Brunelleschi da un lato ribadisce il potere fiorentino imperituro in un luogo simbolo delle lotte di età comunale, dall’altro richiama alla devozione religiosa del Capponi, che era Canonico di Santa Maria del Fiore, Duomo di Firenze.

Ma non basta. Il Capponi, un uomo pio e caritatevole, ma anche di raffinata cultura, saputa l’antica storia di queste terre, ha voluto rendere un omaggio al sacrificio di Semifonte. L’edificio eretto alla fine del XVI secolo ha sia un valore religioso, in quanto cappella di San Michele, ma allo stesso tempo civile e storico, come memoriale dei Caduti di Semifonte.

Lo stratagemma che ne permise la costruzione

Nel 1588 il Canonico Capponi scrisse la supplica a Ferdinando I chiedendo di poter costruire l’oratorio in deroga al divieto di edificazione del 1203. Nonostante fossero passati più di tre scoli dagli eventi, la risposta da Firenze impiegò anni da arrivare. La costruzione fu infine approvata, ma Capponi morì poco dopo, nel 1594. 

Alla lettura del suo testamento gli eredi scoprirono una clausola che imponeva loro di costruirla entro e non oltre il 1597. Se non avessero rispettato tale data avrebbero violato il testamento e perduto il resto dell’eredità a loro destinata.

Così la Cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte fu eretta e conclusa nei tempi previsti. La somiglianza con la Cupola di Santa Maria del Fiore ha un confronto nel tempio di Santo Stefano alla Vittoria nei pressi di Foiano della Chiana. Ovvero, il luogo della battaglia di Scannagallo dove i fiorentini vinsero i senesi. Pertanto i due monumenti rispecchiano il dominio di Firenze su altrettanti territori e storici nemici.

Tempio di Santo Stefano alla Vittoria

Perché la cupola è stata intitolata a San Michele Arcangelo?

La cupola fu costruita su progetto architettonico di Santi di Tito. La motivazione della dedica a San Michele non è del tutto nota. Diverse sono le intitolazioni simili nel territorio circostante, in particolare quella del monastero vallombrosano di Badia a Passignano, importante centro religioso e culturale del Medioevo, proprietario di vari lotti di terreno a Semifonte. Questo sembra essere il collegamento storico più forte

Non va però dimenticato l’aspetto devozionale: infatti San Michele Arcangelo è considerato “il principe delle acque” e molte fonti considerate miracolose sono a lui dedicate, come lo erano un tempo a Semifonte e al Passignano.  (Vedi il culto delle acque a Semifonte)

L’eredità archeologica di Semifonte

Primi ritrovamenti archeologici Semifonte

I primi scavi di fine anni ’60 – Alla ricerca delle mura

La presenza di Croniche, documenti storici, della Cupola voluta dal Capponi hanno permesso alla memoria di Semifonte di giungere fino a oggi.

Mancavano però rilievi scientifici che confermassero le molte teorie, a partire dall’estensione della mitologica città.

Si è indagato sul sito archeologico di Semifonte per la prima volta nel 1968, e si è continuato fino ai primi anni ’70 grazie al “Comitato per il rinvenimento delle Mura basali di Semifonte“, l’ente promotore allora.
Gli scavi furono condotti con l’aiuto dell’esercito, richiesto dal Tenente Colonnello Enzo Salvini, autore di “Semifonte” 1969, prima pubblicazione dedicata alla ricerca di dati archeologici sulla collina.

L’ubicazione del Castello

Nessuna traccia delle mura basali venne alla luce, tuttavia dalle 3 aree di scavo, una nel borgo di Petrognano e due nell’area del castello di Semifonte, emersero reperti archeologici di varie epoche. L’archeologo Giuliano De Marinis in “Terre di Semifonte” atti di un convegno pubblicati nel 1990, analizzando i materiali ceramici fornì alcuni elementi per una più precisa collocazione del castello. L’insediamento della famiglia degli Alberti probabilmente si trovava in prossimità del centro della collina, non lontano della successiva Cappella di San Michele Arcangelo.

Gran parte dei materiali archeologici rinvenuti in quegli anni, di cui si era perso traccia, sono stati fortunosamente ritrovati dal Gruppo Archeologico Achu nel 2005. Alcuni di essi sono stati pubblicati in una tesi di master di II livello dell’Università di Siena – Dr.ssa Sara Lotti.

La ricerca archeologica degli ultimi anni – Terre dei vinti

L’indagine su Semifonte costituisce un elemento del più ampio progetto storico-archeologico di scala regionale “Le terre dei vinti”, dedicato alle maggiori signorie territoriali toscane.
Il progetto è entrato a fare parte, grazie alla cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Firenze, di un accordo internazionale con l’Istituto per le Tecnologia applicate ai Beni Culturali del CNR e l’Istituto di Archeologia dell’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia.
Un progetto di ricerca a cui dal 2018 collabora anche la cattedra di Geografia di Firenze. 

Il team di ricerca lavora in parallelo su due siti: Semifonte e Sandomierz. Quest’ultima è una città polacca che, come Semifonte, si trovò all’inizio del XIII secolo ad essere un luogo nevralgico per lo sviluppo della sua area e fu rasa al suolo. In questo caso si trattava dell’invasione dei Mongoli, tra 1241 e 1260. Il lavoro su due fronti analoghi, come Semifonte e Sandomierz, permette di affinare le tecniche e di accrescere le esperienze di indagine.

Tecniche di “scavo” moderne

Schema di alcune tecniche di ricerca utilizzate per le indagini all'interno del progetto regionale "Le terre dei vinti"
Schema di alcune tecniche di ricerca utilizzate per le indagini all’interno del progetto regionale “Le terre dei vinti”

Col raffinarsi della tecnologia attualmente è stata impiegata la “diagnostica archeologica”. È un’attività non invasiva che utilizza strumentazioni altamente tecnologiche mutuate da altre discipline, come la magnetometria, il georadar e la resistività elettrica del terreno. Nel 2018 gli archeologi hanno impiegato anche termocamere montate su droni.
Nello stesso anno sono stati ospitati 20 studenti del corso di archeologia dell’università di Firenze che hanno svolto attività sullo studio archeologico degli edifici storici di Petrognano-Semifonte e del territorio circostante.

A settembre 2019 è iniziata una seconda campagna di diagnostica archeologica. I ricercatori sono tornati sul posto per ulteriori indagini in modo da ottenere maggiori e diversificati dati da confrontare con le indagini precedenti.

Per maggiori informazioni riguardo ai libri e volumi in cui approfondire la storia e il mito di Semifonte rimandiamo alla bibliografia.

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