Le portate di un banchetto di nobili medievali – Il convivio

Quante erano le portate di un banchetto medievale?

Abbiamo capito com’era impostata la tavola di un nobile medievale, col tavolo a “u”, tovagli bianca e il bicchiere condiviso. Adesso però parliamo di cosa si mangiava: dimentichiamo un menù composto da antipasti, primo, secondo, contorno, frutta, dolce, caffè e ammazzacaffè (anche perché il caffè ancora non c’era).
Nel medioevo una buona digestione è considerata sinonimo di buona salute e gli alimenti sono suddivisi in “secchi e umidi “e in “caldi e freddi” (i 4 umori corporali) e devono essere consumati in modo da mantenere un equilibrio fra loro.
Per fare qualche esempio, il latte è caldo e umido, il vino bianco è freddo e il vino rosso caldo, il tuorlo dell’uovo caldo e umido mentre l’albume è freddo e umido; già da questi primi indizi possiamo quindi capire come in quegli anni non fosse facilissimo orientarsi nel mondo dell’alimentazione.

L’antipasto (o meglio il primo servizio)

Ma torniamo al nostro banchetto e “accomodiamoci” a tavola. I servitori iniziano con il primo servizio (il nostro aperitivo) necessario per “aprire” il nostro stomaco e prepararlo ad accogliere le abbondanti leccornie che seguiranno, composto da confettini di zucchero e spezie con del latte mescolato con vino rosso.

Gli altri servizi

Passiamo al secondo servizio che consiste in un piatto di frutta leggera (mele, ciliegie…) perché è importante evitare che lo stomaco si appesantisca e che del cibo pesante lo “sfondi” impedendo non solo la digestione ma anche il prosieguo del pranzo, poi il terzo servizio con verdure cotte, carni leggere (pollame e capretto) accompagnate da minestre e brodi e carni pesanti (maiale e manzo) accompagnate da frutta quali pere o castagne.

Forme of Cury crea un nuovo animale il Gallo-maialino – Fonte: ontanomagico

Segue l’Entremets, una specie di pausa in cui vengono servite preparazioni dolci o salate, (torte) accompagnate da intermezzi musicali, di danza e esibizioni acrobatiche come intrattenimento.
In questo passaggio ci vengono serviti alimenti travestiti, come grossi volatili riempiti all’ultimo minuto con uccellini vivi, pollo ricoperto da foglie d’oro, per creare “maraviglia” agli invitati.

Ed ecco il quarto servizio in cui sono serviti vari dolciumi per arrivare al quinto servizio (issue de table, cioè l’alzata da tavola), con la quale si conclude il banchetto, con formaggi, frutta candita, dolci leggeri accompagnati da ippocrasso (bevanda a base di vino rosso e spezie) o malvasia.

Questi alimenti servono a chiudere lo stomaco e attivare la digestione. E finalmente si passa in un’altra stanza per il boute-hors, letteralmente caccia-fuori, dove ci vengono serviti coriandolo e zenzero canditi che favoriscono la digestione e purificano l’alito.

E il pane?

Prevalentemente non lievitato (una parziale lievitazione è prevista solo per alcuni tipi di dolci) bianco e di frumento, viene spesso utilizzato a fette come una sorta di piatto sul quale si serve la carne già tagliata a piccoli pezzi (antesignane dei nostri crostini o crostoni) e consumati una volta intrisi con i sughi di cottura.

Non di rado, il pane così condito veniva lasciato come pasto ai servitori.

Novella LXXV

Ritratto di Giotto, anonimo del XVI secolo, Louvre
Ritratto di Giotto, anonimo del XVI secolo, Louvre I, Sailko, Public domain, via Wikimedia Commons

Tratto Da “Il Trecentonovelle” – Di Franco Sacchetti (1399)

A Giotto dipintore, andando a sollazzo con certi, vien per caso che è fatto cadere da un porco; dice un bel motto; e domandato d’un’altra cosa, ne dice un altro.

 Era in uso a Firenze, ogni prima domenica del mese, di andare a San Gallo, più per diletto che per religiosità. In una di queste domeniche Giotto decise di recarvisi con i suoi amici, ma lungo la strada incontrarono un gruppo di maiali che scorrazzavano liberi. Uno di questi prese di mira proprio il pittore e finì per farlo cadere rovinosamente a terra. Rialzatosi aiutato dagli amici, Giotto non si arrabbiò, né maledisse né imprecò contro i porci ma, sfoderando un bel sorriso disse:

– O non hanno e’ ragione? ché ho guadagnato a mie’ dí con le setole loro migliaia di lire, e mai non diedi loro una scodella di broda.

(o non hanno ragione? Io ho guadagnato migliaia di lire usando (pennelli) con le loro setole e io non gli ho mai dato in cambio nemmeno una scodella di minestra)

A quel punto gli amici, divertiti anche dalla scena a cui avevano assistito cominciarono a ridere dicendo:

– Che rileva a dire? Giotto è maestro d’ogni cosa; mai non dipignesti tanto bene alcuna storia quanto tu hai dipinto bene il caso di questi porci.

(che possiamo dire? Giotto è maestro in tutto, nessuno dipinse (descrisse)tanto bene nessuna storia quanto tu hai dipinto (descritto) bene il caso di questi porci)

Grazie ad Anna Brancaccio per le storie, gli aneddoti e le antiche tradizioni che ci racconta e ci fa scoprire: è divertente fare ricerca così

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