Un racconto di Francesco Mattonai
Immaginate di essere nella sala di attesa prima di entrare dall’oculista: accanto a voi si siede una figura semplice, ma che vi colpisce per il forte carisma: con la poca vista rimasta vi pare di riconoscerla, è quel Francesco d’Assisi che in vita già tutti considerano un santo.
Questo è accaduto ormai 800 anni fa, pare fosse il 1220, a Siena, quando il poverello d’Assisi ormai anziano, come tutti, ha problemi di vista.

Il nostro strabiliato protagonista, che chiameremo Folco, non crede davvero ai suoi occhi, ma Francesco lo mette subito a suo agio raccontandogli cosa lo porta lì: è alla fine di un viaggio di evangelizzazione in Val d’Elsa.
Ha attraversato molti territori, compreso il borgo di Barberino, dove è stato colpito da una forte devozione per Santa Lucia, protettrice proprio della vista. Francesco si era soffermato a Barberino a predicare amore e misericordia a un popolo ancora scosso dalla tragica caduta di Semifonte, dove ha trovato ben due chiese dedicata alla Santa Lucia, una dentro e una fuori le mura. Accolto dalla folla, tra i tanti lo aveva colpito la fede di un giovane schivo di nome Davanzato, che Francesco aveva poi nuovamente incontrato tra i novizi del frate terziario Lucchese (futuro santo) a Poggibonsi. Francesco si era intrattenuto a parlare con Davanzato, sentendone la voglia di curare sia il corpo che lo spirito dei suoi fratelli e con letizia lo aveva vestito personalmente con l’abito francescano.
Concluse il suo breve racconto davanti allo stupito Folco, rivelando che si sentiva condotto a quel consulto medico, oltre che dalla fama degli oculisti della città del Palio, anche dallo sguardo di Santa Lucia.
Folco tornato a casa raccontò l’incredibile storia ai figli, che in seguito la raccontarono ai loro figli e così avanti per secoli, finché giunti a metà del novecento, un bis-bis-bis-ecc-ecc- nipote di Folco, preso dalla curiosità, si è recato a Barberino. Quale sorpresa scoprire che non c’era più nessuna chiesa dedicata a Santa Lucia, né dentro, né fuori le mura.
Adesso il culto più forte è per Beato Davanzato: proprio il ragazzo schivo che scoprì essere stato un parroco accogliente e saggio, in Santa Lucia fuori le mura. Cosa nei secoli abbia portato a un cambio di devozione, non è riuscito a scoprirlo.

Era un 13 dicembre quel giorno e il discendente di Folco ha continuato il suo itinerario capitando a Tavarnelle, che trova in festa. Era la giornata del patrono, anzi patrona, S. Lucia. Ecco dov’era migrato il culto della santa!
Per strada si faceva festa, c’era una ricca fiera, con tanto di esposizione delle migliori bestie; leccornie di tutti i tipi per i bambini, preludio del Natale.
Risalita la strada fino alla Chiesa del Borghetto, qui Folco trova una delle tante messe solenni della giornata: si ferma, pur non essendo molto credente, perché affascinato dal fatto che sia una messa cantata, che culmina nella Benedizione degli Occhi.
A sera, mentre una processione sfilava per il paese, seduto a un baracchino a bere vino, è venuto a sapere che la Chiesa del Borghetto nacque come monastero francescano. Sorrise, gli piaceva l’idea che alla fine una delle chiese volute da San Francesco ospitasse Santa Lucia.
Questo racconto è frutto di informazioni storiche verificate, unite a un pizzico di fantasia. Per un approfondire la storia di Santa Lucia e delle chiese a lei dedicate a Barberino Val d’Elsa, consigliamo l’articolo di Alice Chiostrini.


