Il passaggio del fronte della II guerra mondiale

Il passaggio del fronte della II guerra mondiale

La II guerra mondiale ha lasciato segni “archeologici” a Semifonte.

L’ assedio di Semifonte del 1200 non è stata l’unica guerra che ha attraversato la collina. Grazie ai pochi interventi di manutenzione sugli edifici storici di Petrognano si sono conservate le tracce della storia più recente. Su alcuni paramenti murari e leggere le tracce delle azioni umane che riconducono a differenti epoche storiche fra cui la II guerra mondiale. Dal punto di vista archeologico stiamo parlando di stratigrafia muraria. Sono, infatti, gli archeologi gli specialisti ad essere chiamati ad interpretare le azioni umane registrate su un manufatto architettonico.

La lettura stratigrafica del Borgo

L’indagine archeologica va a riconoscere e analizzare le tracce sugli edifici,  si individuano attività positive (costruzione, apporto materiale) o negative (di asporto o distruzione) e mettendole sistematicamente in rapporto cronologico fra sé. Sesse danno origine ad una sequenza cronologica confrontabile con la storia. Si parla di stratificazione delle testimonianze delle azioni umane, quindi di stratigrafia archeologica.

Proprio sulla strada provinciale n. 50, la via maestra di Petrognano-Semifonte, dove ci aspetteremmo di trovare un archeologi pronto a farci il punto della situazione è facile incontrare qualche signore che un po’ di storia, recente si intende, l’ha vissuta di persona. Così, spesso ai volontari dell’associazione è capitato di ascoltare alcune testimonianze come quella di Mario Zazzeri, che ringraziamo per la disponibilità. 

Mario ha vissuto fin da bambino in quei luoghi, i suoi racconti iniziano con il passaggio della seconda guerra mondiale ed è stato lui a confermare l’attribuzione dei numerosi fori sugli intonaci all’esplosione delle mine anticarro. Infatti, le truppe tedesche minarono il borgo per rallentare l’avanzata degli alleati. Nelle esplosioni vennero distrutte due cappelle, una di esse presenta ancora oggi la copertura crollata ed è visibile dalla strada provinciale.

Le mine si trovavano in corrispondenza delle due strettoie alle estremità della Villa Capponi ed è lì che i carri sminatori dell’esercito statunitense fecero brillare le mine. Fra l’altro, quei carri avevano dimensioni eccessive in relazione alle strettoie e sono ancora presenti sugli intonaci i segni dell’incagliamento dei mezzi corazzati che dovettero letteralmente grattare il muro per procedere sulla strada.

Ancora oggi si vedono le tracce dei colpi di ascia tedeschi

Una particolarità raccontata sempre da Mario ci fa tornare con la mente ai giorni precedenti l’abbandono da parte delle truppe tedesche.  Una prima ipotesi, poi abbandonata forse per troppa fretta, era quella di abbattere i cipressi a bordo della strada che conducono alla villa. Ancora oggi, come riportato in foto, molti di quei cipressi ultra settantenni riportano nel tronco i tagli fatti dalle truppe tedesche. In altri il tronco è completamente ricresciuto sopra la tacca nascondendola.

I ricordi portano ad un cecchino tedesco che regolava il mirino puntando la palla alla sommità della Cappella di San Michele Arcangelo.  Il punto scelto era ottimale perché se la palla veniva colpita il suono riecheggiava in tutta la struttura come fosse una campana, così avvertiva acusticamente del colpo andato a segno.

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