Francesco da Barberino

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Poeta, esperto giurista e viaggiatore

Francesco, figlio di Neri di Ranuccio, nacque a Barberino val d’Elsa nel 1264 sotto il pontificato di Papa Urbano IV.

La famiglia, originaria di Semifonte, si rifugiò a Barberino dopo la resa della città, nella quale i fiorentini conquistarono e distrussero l’odiato castello nel 1202.  In “vita di Messer Francesco Barberino”, di Federico Ubaldini (1610-1657), l’autore sottolinea come la famiglia di Neri, essendo stata vicino all’Imperatore, figurasse tra quelle elencate nell’accordo tra Semifonte e Fiorenza a cui veniva impedito l’accesso alla città vittoriosa, ma anche quando il divieto decadde, lo stesso Neri rinunciò a recarvisi viste le continue lotte che dividevano la città preferendo la quiete del paese valdelsano.

Sotto il segno della Cometa

Un evento singolare accadde nell’anno di nascita di Francesco, di grandissimo impatto all’epoca: nel luglio del 1264 infatti apparve nel cielo la “grande cometa”, una delle più brillanti mai registrate. Fu vista per la prima volta una sera dopo il tramonto, ma fu tra la fine di agosto e l’inizio di settembre che raggiunse il suo massimo splendore divenendo visibile anche durante le mattine nel cielo nord-orientale e la luce emanata dalla sua coda veniva percepita molto prima che la cometa si sollevasse sopra l’orizzonte. Fu considerata responsabile di molti importanti eventi accaduti in quel periodo, tra i quali la morte di Papa Urbano IV, come riporta il Villani nella sua Nuova Cronica.

La scelta del nome

Significativa la scelta del nome Francesco, infatti questo si diffuse con la predicazione si San Francesco d’Assisi (1181 – 1226) quindi in quel periodo era ancora poco comune e tale scelta può indicare sì la devozione religiosa, ma anche un affrancamento da parte del padre Neri verso i nuovi ideali sociali con cui il frate stava cambiando la visione del periodo.

Altra particolarità è che Francesco, da adulto, quando doveva firmare atti ufficiali non usava il nome del padre, come era prassi, ma quello del luogo di nascita, forse proprio per non essere troppo riconducibile alle posizioni politiche di famiglia. Nasce così il “nome d’arte” Francesco da Barberino col quale firmerà anche le sue opere letterarie.

Vita di Francesco da Barberino

Qui nacque Francesco, ma è certo che il padre dispose che crescesse a Firenze affinché potesse studiare e affinare al meglio la sua educazione e formazione. Nell’ultimo decennio del XIII° secolo Francesco si trasferì a Bologna dove divenne notaio.  Nel 1296, alla morte del padre, rientrò a Barberino ma poco dopo si trasferì a Firenze dove, dal 1297 al 1303, fu notaio episcopale firmando gli atti rogati sempre con il luogo di provenienza omettendo il nome del padre ghibellino.

Verso il 1303 si sposò ed ebbe cinque figli.

Francesco e gli stilnovisti

A Firenze si avvicinò al gruppo degli stilnovisti e in particolare a Dante Alighieri e Guido Cavalcanti frequentando anche i pittori Cimabue e Giotto.
A quest’epoca risale la sua prima produzione letteraria oggi perduta, le rime per una Costanza, i Flores novellarum, oltre ad iniziare il lavoro sulle sue opere principali:

  • “documenti d’amore”, realizzata in sedici anni e redatta in versi
  • “Reggimento e costumi di donna” (1318-20) trattato in 20 parti, sull’educazione delle fanciulle e gradevoli trattati sulla vita quotidiana
  • “l’Officiolum”, creduto perduto e ritrovato fortunosamente nel 2003. L’officiolum  è il testo di preghiere più antico finora conosciuto prodotto in Italia, riccamente miniato in cui sono presenti molte immagini dell’oltretomba e del paradiso, alcune di chiara ispirazione alla  Divina commedia.
Una pagina miniata dell’Offociolum di Francesco da Barberino via valdelsa.net

Condannato all’esilio in quanto ghibellino, lasciò Firenze nel 1304. Soggiornò brevemente a Padova, poi a Treviso, infine trascorse un quinquennio transalpino tra il 1309 e il 1313, nel quale fu presso la Curia pontificia di Clemente V ad Avignone, e anche presso le corti di Filippo il Bello, a Parigi e di Luigi il Testardo, in Navarra.

Nel 1313, rimasto vedovo, sposò in seconde nozze Barna di Tanuccio Rinieri, dalla quale ebbe altri figli.
Rientrò in Italia ma non poté ancora ritornare a Firenze, a causa delle sue simpatie filoimperiali. Soltanto intorno agli anni 1317-1318 rientrò a Firenze, dove si stabilì in via definitiva per dedicarsi alla professione di notaio, universalmente apprezzato per la sua competenza giuridica. Abitava, allora, insieme alla moglie “in populo sancti Florentii” (Novati).

Furono necessari ancora 28 anni perché gli fosse consentita di dedicarsi ad attività politiche ma nel 1345 venne eletto insieme con il figlio Filippo consigliere della Repubblica e ai primi del 1348 raggiunse il priorato. L’influenza da lui esercitata quale giurisperito nel mondo economico e finanziario è attestata da numerosi documenti nonché dalla sua nomina a console, insieme con Francesco Salviati, del Collegio dei giudici e dei notai, avvenuta nel 1347.

Circondato dalla stima dei contemporanei, Francesco morì probabilmente di peste a Firenze all’inizio dell’aprile 1348 e il suo corpo fu tumulato in S. Croce.

Francesco da Barberino è uno dei personaggi che si incontrano nel tour narrato “Barberino Nascosta“, un modo per riscoprire le storie di un antico borgo toscano raccontato proprio dai suoi personaggi.

Le statue di Francesco da Barberino

La comunità di Barberino ha nel tempo dedicato targhe e statue al suo illustre poeta. Una piccola riproduzione del suo busto si può vedere all’esterno dello storico palazzo comunale, lungo la Via Cassia.

Una statua in metallo a figura intera era presente nel vicino parco di Piazza Matteotti, fuori le mura del borgo, già da inizio novecento: raffigurava Francesco ormai anziano, con la barba lunga; venne trafugata durante la fuga delle milizie tedesche per il passaggio del fronte di liberazione nel ‘44. Di essa si sono perse le tracce e non è da escludere che sia stata fusa per motivi bellici. Però una voce circola nel borgo: che sia finita in una collezione privata in una villa del nord Italia.

In ogni caso nei primi anni 2000 fu voluta dalla popolazione una nuova statua che è stata posta nuovamente in Piazza Matteotti. La figura ritrae Francesco giovane, in una lunga veste che richiama lo stile con cui gli uomini di legge si abbigliavano nel XIII secolo e in mano porta pergamena e penna a sottolineare le sue doti intellettuali e poetiche.

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