La parola “convivio” viene dal latino cum vivere, cioè “vivere insieme” e chiarisce fin da subito, oltre al legame tra cibo e vita, anche un altro aspetto fondamentale di come si mangiava nel Medioevo: insieme. Certo, la tavola di un nobile non era uguale a quella di un frate o di un contadino, ma si mangiava insieme.
D’altronde la cucina è lo specchio della società in ogni tempo, e gli alimenti e le modalità con cui vengono consumati, ci dicono molto sul periodo storico, sui luoghi e sui modi di vivere delle persone.
Medioevo e Rinascimento, anche se con molte differenze rispetto al nostro modo di mangiare di oggi, restano le epoche che hanno influenzato di più il nostro modo di “cum vivere”, e quindi riscopriamo come mangiavano allora. E dato che non troppo tempo fa abbiamo scoperto un po’ di cose su Sant’Appiano, partiremo tracciando un filo che collega arte e cibo, alla tavola non di un santo, ma di monaci.
Carne o pesce?
Si racconta che un povero monaco si trovò ospite nella casa di un nobile, il quale decise di prendersi un po’ gioco di lui e lo invitò a fermarsi con gli altri ospiti per il pranzo. I servitori cominciarono quindi a servire abbondanti portate con zuppe, verdure, frutta e…un grande vassoio ricco di carni arrostite.
Il povero monaco rimase interdetto:– “Ci sarebbe un pochino di pesce?, osò chiedere al signore. Ma questi sembrò non aver sentito, e cominciò a mangiare senza più degnarlo di uno sguardo. Il povero monaco esitò per qualche istante, ma poi si rassegnò e ingoiò un piccolo boccone di quella succulenta carne arrostita, poi ne prese un altro e un altro e un altro ancora, finché il vassoio restò desolatamente vuoto, e la pancia del monaco era cresciuta di una taglia.
A quel punto, il signore, divertito fece segno a un servitore, che si presentò con un altro vassoio con un grosso e appetitoso luccio ben condito che servì al povero monaco: “Perdonate padre – disse allora il signore – vi abbiamo fatto attendere, ma ora potete gustare questo squisito pesce che ho fatto preparare per voi!”. Il povero monaco non ebbe che dire e, pentendosi amaramente della sua ingordigia, scontò il peccato.
Contrariamente alla carne (ritenuta nel Medioevo un alimento riservato agli uomini forti e di potere e quindi, al ceto sociale più ricco), il pesce era un alimento “umile” ed era di facile reperimento sia nei paesi vicini al mare, sia nei numerosi corsi d’acqua dolce, paludi, stagni, laghi e fiumi che abbondano più o meno ovunque. Il pesce, quindi, era consumato regolarmente sia nella tavola dei poveri, sia nella tavola di monaci e frati che avevano scelto una vita in povertà.
Un altro importante motivo, che aveva spinto la chiesa a “consigliare” ai suoi figli più umili la scelta del pesce, era che la carne era considerata afrodisiaca, e quindi alimento assolutamente immorale e peccaminoso. Ecco quindi spiegato l’imbarazzo del povero monaco, e il divertimento del ricco signore che lo aveva indotto in tentazione.
Naturalmente bisogna puntualizzare che detta regola non valeva per parroci, vescovi e alti prelati che, essendo uomini di comando e dovendo governare i fedeli, avevano bisogno di forza e non potevano che nutrirsi di carne. Riguardo poi al resto, nessuno se ne pose mai il problema.
“Madonna col Bambino in trono e santi”, Museo d’Arte Sacra di San Pietro in Bossolo a Barberino Tavarnelle
L’opera proviene dal santuario carmelitano di Santa Maria al Morrocco, commissionata dal fondatore Niccolò Sernigi.
Il pesce che vi presentiamo è tenuto in mano come una borsetta da Tobiolo, figlio di Tobia, protagonista dell’omonimo libro del Vecchio Testamento. Il fanciullo, grazie all’aiuto dell’arcangelo Raffaele, che lo tiene per mano, trovò nella pancia del pesce la medicina per guarire la cecità improvvisa di suo padre.
Il pesce prefigura l’arrivo del Messia, infatti ICTUS, che vuol dire pesce in greco antico (ΙΧΘΥΣ ), sta per Iesûs Christós Theoû Uiós Sotér, cioè “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”.
Grazie ad Anna Brancaccio per gli approfondimenti culinari ? e culturali e Alice Chiostrini per la parte storico-artistica.
Il museo d’Arte Sacra di Tavarnelle VP è visitabile grazie all’Associazione Amici del Museo.



