Pastine, da dove viene il nome del luogo
Avete mai usato l’ubbidiente per lavorare la terra?
Lo sapevate che da esso prenderebbe nome loc. Pastine, in terra di Semifonte?
Mia nonna, contadina di famiglia della campagna sangimignanese, da piccolo mi avvertiva sempre di non mettere i piedi sul ferro del rastrello e dell’ubbidiente. Altrimenti a lo avrei perso in testa.
L’ubbidiente, come lo chiamavano nella campagna toscana, è un attrezzo antico che ha caratterizzato il lavoro della terra per secoli. Si tratta di un utensile composto da un manico inserito in una testa di ferro che termina con due branche o denti a punta. Nelle versioni più complesse nella parte opposta ai denti si trova la zappa. Veniva usato per i terreni sassosi, per muovere la terra, estirpare la macchia.
Il Pastinum
L’invenzione trova origine nell’agricoltura dell’antica civiltà romana col nome di Pàstinum o bifurcum pastini. È collegato ad esso il verbo pastinare inteso come lavorazione del terreno, spesso per trasformare il suolo incolto in agricolo.
Intorno all’anno 1000, in risposta alle innovazioni in agricoltura, vediamo crescere il dissodamento dei terreni e della creazione di nuovi villaggi.
Proprio a questo contesto si possono riferire toponimi come Ronco, forse più legato al disboscamento, e Pàstina derivante dal “nostro ubbidiente” o meglio dai contratti ad pastinandum dove il contadino si impegnava col proprietario del fondo a scassare e lavorare nuova terra.
Quindi, il toponimo Pastine potrebbe essere anche più antico e precedente al “castello di Pastina” citato nelle fonti trecentesche e trasformato poi in villa nei primi decenni del XIV sec.
Interpretando…
Ma torniamo all’attrezzo di mia nonna… È facile pensare che l’uso della voce dotta “pastino” di derivazione latina, che rimane tuttavia in alcune forme dialettali, abbia ceduto il passo al più descrittivo termine “bidente”.
Il linguaggio comune ha probabilmente unito l’articolo determinativo “lu”, derivante da “illu”, a “bidente”, per poi successivamente assumere un valore semantico completamente differente e ottenere “l’ubbidiente”.
Senza adeguata competenza linguistica, posso comunque ricordare la convinzione con cui i contadini, mia nonna compresa, nominavano appunto l’ubbidiente. Sembrava quasi che con la certezza del tono volessero sottolineare che quell’attrezzo ubbidisse, forse alla faticosa opera dell’uomo nel sottomettere nuova terra alla produzione agricola.
Non sarà una conclusione scientifica ma può dare l’idea di come tale significato così astruso per una zappa possa aver avuto tanto successo. Abbiamo trovato, poi, una singolare interpretazione ragionata di un anziano agricoltore di queste parti. Rifiutando il concetto di ubbidire, poco adatto per un attrezzo, egli astutamente ci spiegava il nome con “U” + “bidente”, ovvero bidente a forma di “U”. Tutto ciò rivela l’incertezza del termine coniato dalla tradizione e comunemente accettato.
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